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Per Un'europa Di Pace, Neutrale, Disarmata, Nonviolenta - старонка 8


EDITORIALE

di Luciano Capitini

Per quanto riguarda la proposta di Lidia Menapace per una Europa neutrale posso dire solo che aderisco alla proposta con grande entusiasmo. La levatura della persona - Lidia Menapace - che lancia questa campagna mi pare costituire una forte garanzia per iniziare col piede giusto. Trovo che il momento sia quello giusto, nella fase in cui siamo di approvazione della Costituzione Europea. Trovo inoltre che l'appello possa trovare consensi in tante nazioni e tante realta': rispetto a proposte piu' complesse e di difficile presa sull'opinione pubblica, questa e' di grande semplicita', potrebbe addirittura essere modulata in tempi e fasi progressive, risponde ad una fortissima domanda di pace, ma puo' toccare anche settori distanti dal pacifismo tradizionale. Metto le mie poche energie al servizio di quanto verra' proposto. Suggerisco di accompagnare a una serie di incontri con movimenti e associazioni anche una serie di proposte di azioni nonviolente coraggiose e con forte carica comunicativa.

RIFLESSIONE

di Ermanno Vurticati

1. Mi sorprende non poco che in molti interventi l'attenzione si focalizzi sul dito anziche' sulla luna. Perche' la proposta di Lidia Menapace di un'Europa neutrale e attiva, disarmata e smilitarizzata, solidale e nonviolenta, mi sembra avere proprio il pregio di una chiarezza e coerenza e complessivita' che pressoche' nessuna delle altre esposte sulle bancarelle del bazar pacifista possiede. Poiche' non si limita a proporre un'Europa genericamente di pace, ma appunto qualifica la scelta di pace con le caratteristiche del disarmo, della smilitarizzazione, della nonviolenza, della "costruzione di pace a mezzo di pace", con un "programma costruttivo" alle cui origini c'e' - tra altro – la riflessione delle donne dell'incontro di Pechino (un evento poco o punto "mediatizzato", ma aggettante assai piu' di tanti altri incontri forse piu' roboanti ed ingegnosamente spettacolarizzati, ma di gran lunga piu' poveri e inadeguati nei contenuti e nelle metodologie). Poiche' non si limita a indicare un obiettivo, ma cerca di proporre una via, e costruire uno schieramento. E propone la via della riflessione e dell'azione politica, di una politica una volta tanto non dereistica e non subalterna, non cialtrona e non collusa; e propone la costruzione di uno schieramento che rifugga dalle illusioni velleitarie e dalle pretese unanimiste, che contrasti i processi compromissori e autoritari che tanto hanno degradato e depotenziato sia il movimento per la pace che quello cosiddetto contro la globalizzazione neoliberista. Propone, se afferro bene il ragionamento, di valorizzare le forme sia organizzative ed operative che di pensiero e di condivisione sperimentate soprattutto dal movimento delle donne nel definire una progettualita' e una metodologia complessiva, che aggreghino e informino un movimento plurale e rigoroso, una rigorosa e plurale mobilitazione, che per una volta sappia essere non rifiuto astratto e irresponsabile delle mediazioni, ne' assalto alla diligenza dei soldi pubblici (e delle carriere e delle prebende), ne' nicchia escapista, ma soggetto capace di proporre, di determinare e di gestire politiche pubbliche, assetti istituzionale, codificazioni giuridiche. Poiche' meglio di altre mi pare cogliere la specificita' europea e all'interno della specificita' europea la peculiarita' del processo politico, istituzionale e giuridico che oggi e' l'Unione europea e che potrebbe diventare qualcosa di piu' e di meglio solo se vi sara' un protagonismo consapevole e reciprocamente rispettoso dei popoli e delle culture promosso dalle istituzioni e dai movimenti sociali di solidarieta' e di liberazione, per la pace, la democrazia e i diritti. Infine poiche' non si limita all'alata predicazione, ma propone una definizione e codificazione giuridica (appunto il vincolo del ripudio della guerra, che nel linguaggio tecnico del diritto ha un nome preciso: neutralita'), e il cielo sa quanto vi sia assoluto bisogno che il movimento per la pace e la giustizia si decida a farla finita con le chiacchiere generiche e gli inverificabili castelli in aria (che poi servono sovente a coprire pratiche e contiguita' innominabili ed effettuali irresponsabilita'), e passare a proposte concrete traducibili in deliberati, in leggi, in istituti, in "res-publica" sia sostanziale che formale (poiche' senza la formalizzazione anche la sostanza finisce per sgocciolare via, come spiega quella canzoncina del buco nel secchio).

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2. Detto in sintesi, e riprendendo cose gia' dette da altre ed altri, e scusandomi per la ripigliata stracca e il tono tra manualistico e predicatorio: - un'Europa di pace, neutrale e attiva, che per legge costituzionale ripudia la guerra, e interviene in modo nonviolento per la gestione e risoluzione dei conflitti e per la difesa e promozione dei diritti umani; un'Europa che si doti di strumenti di sicurezza e difesa, come di intervento internazionale, fondati sulla scelta della nonviolenza, ed in particolare: la difesa popolare nonviolenta, i corpi civili di pace; un'Europa che avvii subito smilitarizzazione e sostituzione degli eserciti con forme di servizio civile (e di protezione civile, e di prevenzione dei conflitti, e di welfare community globale) nonarmato e nonviolento; un'Europa che avvii subito disarmo (anche attraverso percorsi di transarmo, ma con una rigida scelta di principio e di direzione: quella del disarmo unilaterale) e riconversione ad usi civili dell'industria bellica; un'Europa che nei campi dell'educazione, della salute, dell'assistenza, del servizio civile; come in quelli dell'informazione, della comunicazione e della cultura; come nell'economia e nella difesa dell'ambiente e delle risorse; come nella pubblica amministrazione e nella tutela giuridica dei diritti umani, promuova e inveri la scelta della nonviolenza come idea-forza, principio di organizzazione sociale e civile convivenza democratica e solidale, inveramento dei principi codificati nella Carta delle Nazioni Unite e nella Dichiarazione universale dei diritti umani, proposta giuriscostituente e criterio-base di una politica (e di un assetto istituzionale, e di un'articolazione e gestione amministrativa) all'altezza delle sfide poste dalle ingiustizie globali e dalla minaccia della distruzione del mondo.

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3. Mi pare cosa buona, vi si aggiunga la mia pietruzza.

RIFLESSIONE

di Silvano Tartarini

Dico subito che riguardo alla possibilita' di una modifica migliorativa del testo della "Costituzione" europea non vedo oggi molte possibilita' e proprio per questo sono favorevole a sposare qualsiasi proposta che abbia un minimo di speranza di successo. La proposta della Menapace ne ha? Francamente non mi pare. Stimo molto la Menapace, tuttavia la proposta, data la brevita' del tempo che ci rimane, dovrebbe aver gia' ottenuto il consenso e la partecipazione di diverse associazioni. Cosa che non mi pare sia avvenuta. E' vero che non ho seguito tutto il dibattito ed e' possibile che abbia perso qualche passaggio. Ma se e' come temo, cioe' che su questa strada non otterremo niente, non rischiamo con il termine "neutrale" di confondere solo le nostre acque? Ho appena ricevuto una proposta da parte dell'Eplo ( European Peacebuilding Liason Office) rivolta alla Rete italiana dei Corpi Civili di Pace affinche' presenti al governo italiano una proposta di modifica degli articoli 40, 3 e III art. 212, modifica tesa a richiedere la costruzione di una Agenzia di Pace Europea. Anche Agenzia di Pace Europea e' un termine nuovo - almeno mi pare - per chi finora ha lavorato per i Corpi Civili di Pace. E' da appoggiare o no? Paolo Bergamaschi sostiene che la proposta e' lodevole ma non servira' a niente. Io vorrei capire a che dovrebbe servire questa Agenzia e in che rapporti sarebbe con i Corpi Civili di Pace. Il 16 ottobre ci sara' un incontro a Bruxelles, dove approfondiremo la cosa. L'essenziale e' non sprecare inutilmente energie.

*

Ricordo che come segreteria del Forum "Verso i Corpi Civili di Pace", all'inizio dell'estate, abbiamo inviato una lettera alla Presidenza del Consiglio e alla Presidenza della Repubblica chiedendo che il tema dei Corpi Civili di Pace fosse mantenuto ma non all'interno dell'aiuto umanitario, bensi' all'interno del posto che gli competeva, cioe' della Sicurezza-Difesa. Le risposte che ottenemmo, anche se la risposta della Presidenza della Repubblica pareva mostrare piu' disponibilita', non ci hanno dato speranza che qualcosa venisse modificato nella direzione da noi indicata. Da allora non mi pare che niente sia cambiato. Non vorrei dirlo, ma temo che, per ora, dovremo saperci accontentare e continuare a lavorare per modificare nel futuro i rapporti politici in favore di una pace nella giustizia. Tuttavia, il dibattito e' stimolante e serve sempre, purche' non rimanga sempre e solo dibattito. Personalmente, a un'Europa neutrale preferisco un’Europa partecipe e costruttrice di pace, perche' credo che sara' molto difficile essere neutrali negli anni che verranno. Capisco che qui si parla di una neutralita' pro pace e giustizia, di una solidarieta' attiva che vuole chiudere con una politica estera di guerra e guardare avanti. Ma resto con le mie perplessita' e non vedo la necessita' di utilizzare parole non nostre e gonfie di ambiguita', tanto piu' che la richiesta di un'Europa neutrale non sara' meno difficile da ottenere della richiesta di un'Europa che ripudia la guerra. I governi che vanno a costruire questa Europa sognano, purtroppo, una sicurezza basata sulla forza militare, e quando guardano ai costruttori di pace li vedono solo come utili portatori d'acqua ben all'interno della loro politica.

*

I limiti dei costruttori di pace sono a tutti noti. Non si riesce a sconfiggere il nostro particolarismo. I progetti non mancano, ma non si riesce a costruirli assieme. Certamente tutto questo non si potra' superare con una proposta, anche se ci verra' da persona stimata e autorevole. Ci vorra' costanza e tempo e lavoro, e ci vorra' l'aiuto delle persone autorevoli. Quello che manca ancora al mondo della pace e' una sinergia su un progetto comune. Il tema, invece, e' scritto da tempo nelle cose, ed e' il tema della sicurezza. Il progetto dei Corpi Civili di Pace, che e' in itinere, dovrebbe essere il nostro progetto comune. Invece si continua ancora a vedere i Corpi Civili di Pace come una delle cose da fare, non come il nostro progetto comune. Io credo che verra' inevitabilmente il giorno che le persone capiranno che la sicurezza delle armi non e' sicurezza, tuttavia, quel giorno, se non troveranno altra sicurezza, rimarranno a quella delle armi. E' quel giorno che dobbiamo preparare assieme con umilta' e senza inutili particolarismi e dobbiamo essere puntuali all'appuntamento. Pazienza se dovremo per un po' camminare fuori delle istituzioni, l'essenziale e' che si riesca ugualmente a farci sentire e a far crescere le nostre proposte. Se l'Europa fara' o non fara' una politica di pace sara' qualcosa che andra' oltre il testo pur importante della Costituzione, e dipendera' anche da noi popoli e non solo dai governi, che oggi guardano altrove.

RIFLESSIONE

di Giovanni Sarubbi

La proposta di Lidia Menapace "per un'Europa di pace, neutrale, disarmata, nonviolenta" ("La nonviolenza e' in cammino" n. 671 del 12 settembre 2003) mi ha riportato alla mente un capitano dell'esercito italiano che ho conosciuto quasi trent'anni fa. Era uno di quelli che aveva cominciato la carriera militare come ufficiale di complemento. Venendo dal profondo sud, era di Castellammare di Stabia in provincia di Napoli, ed avendo alle spalle la prospettiva della disoccupazione, dopo il periodo di leva penso' di rimanere in servizio permanente effettivo. Faceva il militare per poter continuare a mangiare e lo faceva nel vero senso della parola. Tutte le mattine chiamava un soldato a caso della compagnia a lui affidata e lo mandava in cucina dal maresciallo a prendere qualcosa per lui. E ogni soldato immancabilmente tornava dal capitano con due grosse buste colme di panini freschi e ancora caldi. La raccolta di generi di prima necessita' continuava poi con il pieno di benzina. Durante il terremoto in Friuli nel 1976 dove era di stanza, si raccontava di interi camion di vettovaglie fatti dirottare nella capaci dispense del capitano. Questo capitano era solito ripetere ai suoi soldati una frase che ricordo ancora oggi: "Nel mondo esistono solo ministeri della difesa. Ma se tutti debbono difendersi, a cosa servono gli eserciti?". Nessuno sapeva cosa rispondergli. Lui aveva trovato la sua personalissima risposta che poi e' quella che ancora oggi spinge centinaia di migliaia di "volontari" ad arruolarsi per andare in guerra. Lo si fa per fame, quella vera di chi non sa come sbarcare il lunario, che si salda con la fame di potere che attanaglia la stragrande maggioranza delle classi dirigenti di tutti i paesi del mondo. E basta vedere, per esempio, la provenienza geografica dei volontari italiani che sono andati in Afghanistan o in Iraq per rendersi conto che i disperati sono una "riserva della guerra" anziche' della pace. Non c'e' dubbio, allora, che la proposta di Lidia Menapace e' sensata, largamente condivisibile e puo' diventare sicuramente la bandiera di un movimento per la pace che voglia avere un minimo di coerenza e voglia proporre qualcosa che non appaia velleitario o al di fuori delle possibilita' reali della politica.

*

Bene fa Lidia Menapace a ricordare i precedenti storici o gli attuali stati neutrali ed il loro ruolo sullo scacchiere internazionale. Non c'e' dubbio pero' che anche questa proposta di per se' non porra' fine all'attuale conflagrazione mondiale nella quale ci troviamo, ne' trasformera' la bozza di Costituzione Europea in uno strumento di pace. La fine dell'attuale guerra, ne sono convinto, avverra' la' dove essa e' stata partorita, cioe' negli Stati Uniti d'America. Come cio' avverra' nessuno puo' dirlo ma e' evidente che fintanto che la Casa Bianca sara' nelle mani di un gruppo di industriali assetati di sangue, poche sono le speranze di pace. Per quanto riguarda la Costituzione europea essa ha il grave handicap di nascere senza un adeguato supporto politico di massa. La nostra Costituzione e' invece nata dal travaglio della Resistenza e della lotta contro il nazifascismo, e fu elaborata da coloro che, fra i comunisti e i cattolici, potevano a ragione considerarsi i migliori spiriti che il nostro popolo potesse mettere in campo. Persone, come Dossetti o Pertini, che seppero trarre dalla tragedia della guerra la forza per dire un basta deciso alla guerra con l'impareggiabile articolo 11. Non so dire se la proposta per un'Europa neutrale riesca a smuovere le coscienze della gente. So di certo, come lo sanno tutti i nonviolenti ed i sinceri amanti della pace, che non potra' esserci pace senza la mobilitazione di centinaia di milioni di persone come e' successo nel passato. Probabilmente questa proposta potra' acuire le contraddizioni fra le forze politiche e potra' raccogliere i consensi di chi la guerra la ripudia. E' pertanto una proposta che va sostenuta e che sosterremo.

EDITORIALE

di Vito La Fata

Circa la proposta di Lidia, voglio semplicemente dire che e' un grande sogno, che sembra impossibile, ma io ho sempre creduto nei sogni impossibili, poiche' nulla e' impossibile. Cinquanta anni fa l'Europa unita sembrava semplicemente inimmaginabile, oggi invece e' una realta'. Oggi sembra lontana un'ipotesi di Europa nonviolenta poiche' tanti sono i conflitti che i molti ritengono risolvere con la cosiddetta "violenza difensiva". Sono sicuro che questo sogno di un'Europa nonviolenta e' gia' un inizio, un punto di partenza, e molti ci seguiranno. Cerchiamo degli strumenti efficaci su come divulgare la proposta di Lidia quanto piu' possibile, e non solo in Italia. Cerchiamo i canali piu' efficaci affinche' la societa' civile prenda coscienza dell'urgente necessita' della nonviolenza come unica via di salvezza da un mondo sempre piu' pieno di conflitti violenti. Resto a disposizione per diffondere questa proposta all'estero.
2010-07-19 18:44 Читать похожую статью
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