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Per un'analisi delle filastrocche - Filastrocche e cantilene infantili dell'alta valle dell'Orba

Per un'analisi delle filastrocche



"Vi sono zone della letteratura popolare dove lo studioso ha ancora ritegno ad addentrarsi, perché conservano quel caratteristico aspetto, caotico e magmatico, dei terreni vergini, non ancora sottoposti a quell'opera di metodico e progressivo dissodamento che rende ormai familiari e sicuri altri campi, come la fiaba e il canto, e produttivo e fruttuoso il percorrerli. Il repertorio infantile permane per la massima parte terra nunc incognita, funestata da incursioni bizzarre e da rinunciatarie prudenze"

Glauco Sanga

1. le filastrocche



2. i generi letterari del folklore infantile


2.1 cantilene e canti fanciulleschi


2.2 ninne nanne


2.3 conte e canti di gioco


2.4 giaculatorie ed echi religiosi


2.5 indovinelli


2.6 echi di canzone popolare



3. le funzioni:


3.1 funzione di sostrato: inculturazione e socializzazione


3.2 funzioni d'uso: ludica, ricreativa e didattica


3.3 la funzione educativa complessiva



4. alcuni aspetti d'analisi


4.1 il contributo di Silvia Goi


4.2 il contributo psicanalitico e l'interpretazione simbolica



1. Le filastrocche



Occupandosi di testi letterari del folklore infantile è facile incontrare raccolte, anche dettagliate di documenti, ben più raro trovare autori che inquadrino e analizzano i materiali presentati; se per la fiaba questo non è più vero, basti pensare a Thompson, Luthi e Propp, per le filastrocche il panorama diventa desolante.
Sanga, che abbiamo già citato in apertura, centra perfettamente la questione, della specificità e dell'analisi dei materiali, nell'introduzione al libro di Silvia Goi Il segreto delle filastrocche (Xenia, Milano 1991):

Il genere della filastrocca è oscurissimo, tanto da non essere delimitabile come genere se non all'ingrosso e con continue incertezze. Una definizione formale è assai difficile, perché entra continuamente in contatto con i generi contermini: la filastrocca viene eseguita con una recitazione ritmata, ma può essere anche cantata; non ha caratteri formali tali che la possano distinguere dal gioco infantile e dalla conta, o dalla preghiera, o dallo scongiuro. Sul piano semantico, sembra alla nostra coscienza che la filastrocca si caratterizzi solo in negativo, come testo nonsense. Questa impressione è del tutto fallace, e sottolinea solo la distanza culturale tra noi e i testi di letteratura popolare che non comprendiamo più; d'altra parte è difficile da rimuovere finché non si propone una qualche credibile ipotesi di lettura.

La difficoltà di definire la filastrocca non è risolta da queste righe ci pare però che tentarne una definizione permetta, delineandone i confini, pur approssimativi, un più facile approccio interpretativo ai materiali proposti.
La filastrocca, tentando la via della definizione formale, è:
- un testo di poesia popolare,
- prodotto o conosciuto dai bambini di una data cultura popolare,
- legato al mondo infantile della cultura popolare di riferimento, cultura alla quale si informa nei contenuti e nei valori, anche inconsci e di sostrato,
- usato dai bambini o con loro, dagli adulti, con funzioni (insegnamento, intrattenimento,...) e in generi (ninna nanna, conte,...) vari
- , nonostante la varietà di generi e funzioni, è in definitiva:

un testo, per lo più breve, d'uso o destinazione infantile con spiccate connotazioni ritmiche.



Definita la filastrocca vediamo ora i vari aspetti e funzioni nelle quali si manifesta.

2. I generi letterari del folklore infantile



La filastrocca o in generale, e con definizione più pedante, i testi ritmici infantili, come accennato, si manifestano in varie forme letterarie legate spesso, più che alla struttura, all'ambito d'uso e destinazione. Incontriamo così testi ritmici legati al gioco, altri al prendere sonno, altri d'intrattenimento, altri più oscuri, altri eco di generi letterari adulti, tentiamo comunque una classificazione dei vari generi letterari del folklore infantile fornendo qualche informazione sui diversi tipi. L'analisi delle funzioni la vedremo invece più avanti.

2.1

cantilene e canti fanciulleschi

Con cantilene e canti fanciulleschi definiamo la maggior parte delle filastrocche, quelle dall'apparente struttura non sense e dalla generica funzione d'intrattenimento; molti di questi testi ritmici, come evidenziato dalla Goi, pescano i loro temi direttamente dalle credenze e da antichi retaggi delle culture popolari. Nella raccolta da noi presentata in questa categoria rientrano: daulisjin-a daulisjan-a, vaggu zù, le due versioni di cieuve, quelle di durmicciu, la tiritera una vota u iera un re, sutta a Rocca, il quasi proverbio tirindindin, il dialogo scherzoso Baciccia e le versioni di daula daulagna.
Diu marmellu, daulagnun e musca tavagnin-a possiamo considerarle di confine tra questo genere e quello dei canti di gioco.

2.2

ninne nanne

Tra i vari generi dei testi ritmici infantili le ninna ninne sono quelle che sono state maggiormente indagate.
A proposito della ninna nanna Tito Saffioti, nel libro Le ninna nanne italiane (Einaudi, Torino 1994) al quale rimandiamo per approfondimenti, dice:

La funzione primaria della ninna nanna è ovviamente quella di indurre al sonno il bambino grazie a una reiterazione ritmica e melodica che tende a introdurre un effetto ipnotico, secondo un procedimento che richiama l'antico rito dell'incantamentum. A questa prospettiva contribuiscono sia l'aspetto melodico sia quello verbale fortemente ripetitivi e sostanzialmente monotoni.
Una seconda funzione, certo non meno importante, è quella di acculturazione linguistica e musicale del bambino: questi infatti stabilisce il suo primo contatto con la musica e con la realtà che lo circonda proprio attraverso la voce della madre e delle donne di casa.

Tra i materiali raccolti in valle si presenta la ninna nanna fa ra nanna poponin.

2.3

conte e canti di gioco

In questo genere rientrano i testi che accompagnano, presentano o sono funzionali (ad esempio le conte) allo svolgimento di un gioco.
Musca tavagnin-a, daulagnun e diu marmellu sono, ad esempio, tre motivi ritmici che accompagnano giochi che gli adulti fanno con i bambini; daugnarin è una conta, tupulin, tupulin dovrebbe servire di presentazione ad un gioco di rincorsa.

2.4

giaculatorie e echi religiosi

Giaculatorie, scongiuri, temi religiosi entrano spesso nei testi del folklore infantile.
Nella nostra raccolta è esemplificativo il testo Santa Barbara e San Scimun, ma eco religiosa compare chiaramente anche altrove (basti vedere piove bagnove).

2.5

indovinelli

Gli indovinelli, qui testimoniati da se a liäza e pregna l'sun, fanno parte del patrimonio folklorico infantile e possono rientrare tra i generi della filastrocca per la struttura ritmica oltre che per vicinanza letteraria e funzionale.

2.6

echi di canzone popolare

Il patrimonio della letteratura infantile si arricchisce talvolta di temi mutuati da quella degli adulti, introiettando e utilizzando, cosa resa più facile nelle comunità ancora caratterizzate da famiglie allargate e quindi con maggior scambio fra le generazioni, canzoni, o parti di queste, solitamente legate ad una fruizione più adulta.
Nella nostra raccolta questo scambio è testimoniato soprattutto dalla canzone i l'è la ciù bela e dai testi Muncarvigni e quei du Cian.

3. Le funzioni



Con funzioni intendiamo le specifiche interne alle filastrocche, ossia quale ruolo e quale funzione svolgono le filastrocche, e i suoi vari tipi, all'interno della cultura popolare.
Possiamo distinguere una funzione di sostrato, le funzioni d'uso e la funzione complessiva (strettamente legata a quella di sostrato).
Funzione di sostrato è la finalità comune del genere filastrocca e la progettualità culturale affidatale da una data comunità per la condivisione del sistema di regole e valori (in antropologia diremmo socioetnemi e idioetnemi) con le nuove generazioni della comunità stessa. Questa funzione la chiamiamo d'inculturazione e socializzazione.
Funzioni d'uso sono le modalità e le finalità contingenti delle filastrocche; possiamo dividere le funzioni d'uso in tre macro tipi: ludiche o di gioco, ricreative o d'intrattenimento, didattiche o d'insegnamento.
Funzione complessiva, ci pare con l'analisi etnopedagogica, è la risposta in divenire della funzione di sostrato; quindi da una funzione d'inculturazione a una funzione d'educazione.
Vediamo nel dettaglio le varie funzioni.

3.1

funzione di sostrato: inculturazione e socializzazione

Le filastrocche sono uno dei molti strumenti che la cultura popolare, come comunità e come famiglia, ha per relazionarsi con le nuove generazioni, i bambini, insegnando loro i valori e le regole della cultura popolare di appartenenza.
Questo processo va sotto il nome di inculturazione o socializzazione; i due termini sono mutuati, il primo, dalle scienze demo-etno-antropologiche, il secondo, dalla sociologia.
Le cantilene dell'infanzia svolgono in questo senso una funzione di sostrato informando complessivamente l'educazione delle nuove generazioni.
Vediamo cosa scrive a proposito dell'inculturazione Bernardo Bernardi, antropologo italiano, nel manuale Uomo Cultura Società (Franco Angeli, Milano 1993, 15ª ediz.):

Il processo educativo per cui i membri di una cultura vengono resi coscienti e partecipi della cultura stessa si dice inculturazione.
L'educazione investe tutta la cultura gli idioetnemi e i socioetnemi.
In altre parole, con l'inculturazione si informa e si forma la visione mentale dell'uomo e si orienta il suo comportamento.

Vediamo invece cosa dicono i sociologi, con Ian Robertson (Sociobiology; Worth Publ. 1981; ediz.ital.: Sociologia; Zanichelli, Bologna 1984), sulla socializzazione:

La socializzazione è il processo di interazione sociale attraverso il quale gli individui acquistano la loro personalità e apprendono i modelli di comportamento della loro società. (...). Attraverso la socializzazione l'individuo apprende le norme, i valori, il linguaggio, le abilità, le credenze e gli altri modelli di pensiero e di azione che sono essenziali per la vita sociale. E attraverso la socializzazione la società si riproduce sia biologicamente sia socialmente, assicurandosi la continuità da una generazione all'altra.

Il tema dell'inculturazione o, pedagogicamente, dell'educazione informale e permanente pensiamo sia la funzione di sostrato, e prevalente, della maggior parte della comunicazione intra- e inter- generazionale passante attraverso la letteratura infantile popolare in generale, e delle filastrocche in particolare. Anche senza esplicitarsi la funzione inculturativa della filastrocca è agita all'interno della dinamica comunicativa e affettiva.

3.2

funzioni d'uso: ludica, ricreativa e didattica

La funzione di sostrato passa attraverso tutti i testi ritmici infantili i quali però si manifestano, oltre che in generi letterari come già visto, con funzioni d'uso contingenti.
Le funzioni d'uso contingenti determinano il modo e la forma con le quali i testi vengono presentati o usati.
Principali funzioni d'uso sono le seguenti:
ludica o di gioco, cantilene che accompagnano gioco e espressioni ludiche in generale;
ricreativa o di intrattenimento, filastrocche dette in vari momenti della vita sociale, alcune con intento soltanto di divertimento altre con compiti più precisi, far addormentare o distrarre;
didattica o d'insegnamento, cantilene dette intenzionalmente, ma talvolta introdotte con semplice intento intrattenitivo, per insegnare qualcosa al bambino, ad esempio le dita delle mani.
Talvolta livelli di funzione differente sono presenti all'interno della stessa filastrocca.
Un indovinello, ad esempio, risponde pressoché a tutte le funzioni d'uso; la cantilena diu marmellu anche essendo detta a scopo d'intrattenimento, manifestandosi con un gioco fatto con le mani e in conclusione insegnando a distinguere e nominare le varie dita della mano

3.3

funzione educativa complessiva

Le filastrocche, come molti altri aspetti del folklore infantile, hanno una
funzione complessiva di tipo educativo,
servono cioè allo sviluppo delle nuove generazioni in senso fortemente dinamico; spingendo, la propria funzione, da fattore d'inculturazione a fatto educativo autonomo.
L'inculturazione è infatti, come già visto, l'educazione alla condivisione delle norme e dei valori sociali; mentre l'educazione, in senso pieno, pedagogico e autonomo, è già dinamica verso lo sviluppo e l'autonomia dell'individuo.
Anche gli antropologi riflettono su questo aspetto dell'educazione, che loro continuano a trattare come inculturazione, Bernardi, dal testo già citato, dice ad esempio:

L'informazione nutre la coscienza e il bambino, da creatura del tutto dipendente, diventa persona responsabile e autonoma (da child neutro diventa he o she personale).
I modelli e i valori culturali, come s'è visto, non vengono recepiti passivamente bensì servono a suscitare il suo giudizio critico. (...).
É importante notare che l'inculturazione, nella stessa misura che è trasmissione della cultura stabilita dai padri (establishment), è anche mezzo di critica, cioè di scelta che importa adesione conformistica o, all'estremo opposto, rifiuto innovatore.

Gli aspetti educativi dell'inculturazione permangono attivi per tutta la vita, pur evidenziandosi ed avendo struttura portante soprattutto nell'età infantile, quando la famiglia, e più in generale la comunità, si fanno più esplicitamente carico di questi aspetti .
Bernardi a questo proposito scrive:

Il processo inculturativo informale si avvera continuamente lungo tutta la vita. (...).
Il fenomeno si coglie con maggiore evidenzia nel periodo dell'infanzia quando il bambino viene educato a essere uomo nell'ambito della famiglia e dei gruppi dei coetanei. (...).
Il compito essenziale della famiglia è quello di dare al bambino una forma di vita, un etnostile, cui conformarsi come punto di riferimento non fosse altro che per superarlo e negarlo.
... il bambino impara chi è, che cosa vale, che cosa deve fare per diventare uomo maturo.

La funzione educativa complessiva del folklore infantile è evidenziata anche da un altro studioso italiano, il Lanternari, che in Giochi e divertimenti (in: V.L. Grottanelli- Ethnologica, vol.III; Milano 1966) dice:

...i giochi infantili e tradizionali imitano, per diporto spontaneo e libero, modelli di attività, strumenti, riti, comportamenti che fra gli adulti sono già in vigore con funzioni complesse...

e ancora:

...i fanciulli compiono anche, in tono parodistico e con coscienza di una finzione, sebbene con atteggiamento serio, azioni che imitano i riti adulti...

L'analisi degli aspetti antropologici, sottostanti e permeanti i processi educativi, e la riflessione etnopedagogica, sulle funzioni di trasmissione culturale sviluppate dai vari sistemi sociali, sono strumenti di recente acquisizione per le scienze dell'educazione. Molti studi, fin dalla nascita delle moderne scienze demo-etno-antropologiche, possono essere ricondotti ad aspetti d'analisi educativa, come ad esempio i classici I riti di passaggio di Van Gennep e L'adolescenza in Samoa della Mead; ma solo nel 1968, in seno all'Associazione Americana di Antropologia, nacque un Consiglio specificatamente dedicato allo studio dell'antropologia dell'educazione, e qualche anno dopo vide luce anche la rivista di questo organismo.
Antropologia dell'educazione ed etnopedagogia sono a nostro avviso utilissimi strumenti per cogliere le funzioni educative sviluppate dalle culture popolari; in italiano consigliamo la lettura dei recenti Antropologia culturale e processi educativi (di Matilde Callari Galli; La Nuova Italia, Firenze 1993) e Antropologia dell'educazione (a cura di Francesca Gobbo; Unicopli, Milano 1996).
La funzione educativa complessiva delle filastrocche, e in generale degli aspetti di folklore infantile, non si limitano però solo alla dimensione sociale e demologica, come fatto d'inculturazione e socializzazione.
La filastrocca, ad esempio, contribuisce allo sviluppo del linguaggio nel bambino, e sappiamo bene come questo aspetto influisca sulla crescita complessiva dell'individuo, avendo ricadute psicologiche e sociale di non poco conto.
A proposito dell'importanza delle cantilene infantili nello sviluppo del linguaggio e della persona Roberto Goitre e Ester Seritti (Canti per giocare; Suvini Zerboni, Milano 1983) scrivono:

Il bambino, fin dai primi giorni di vita, riceve le prime informazioni di linguaggio verbale per mezzo dell'ascolto ripetuto e costante di lallazioni verbali (...) di facile ricezione, di elementare accezione e di semplice imitazione basata su ripetizione ritmica (le stesse consonanti) e melodica (le stesse vocali). A poco a poco, con il trascorrere dei mesi, dalla fase dell'ascolto il bambino passa a quella dell'imitazione sempre più precisa dei suddetti fonemi, (...) fino a pervenire in breve tempo alla terza fase, quella della creatività elementare... (...).
Se l'apprendimento del linguaggio verbale trae la sua origine dall'ascolto delle prime lallazioni verbali, l'apprendimento di quello musicale trova il suo riscontro nelle prime lallazioni cantate che fanno parte del patrimonio musicale, sociale, ambientale, linguistico e dialettale, storico ed etnico del popolo.
Quali potrebbero essere per noi italiani queste lallazioni musicali? Senza dubbio alcune ninna nanne di struttura elementare.

La percezione e il conseguente sviluppo verbale, musicale e complessivo delle abilità del bambino passerà poi attraverso tutti i generi della letteratura infantile popolare, fino alla condivisione di temi derivati dalle canzoni popolari degli adulti, ed attraverso altri aspetti del folklore infantile.
Sulla base di quanto finora detto ci pare di poter concludere chiaramente che la filastrocca, e in generale il folklore infantile, assolva una funzione educativa complessiva nell'ambito delle culture popolari.

2010-07-19 18:44 Читать похожую статью
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